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Ibrutinib, benefici duraturi nei pazienti con linfoma mantellare recidivato o refrattario. Follow-up a 3.5 anni


Sono stati presentati, durante il 59° Congresso annuale dell'American Society of Hematology ( ASH ) ad Atlanta ( Stati Uniti ), i risultati di una analisi aggregata sui pazienti con linfoma mantellare ( MCL ) recidivato o refrattario ( r/r ) trattati con Ibrutinib ( Imbruvica ).
I dati di follow-up hanno dimostrato che i pazienti trattati con Ibrutinib in fase precoce ( alla prima recidiva ) hanno presentato esiti clinici più favorevoli, sia in termini di efficacia che di tollerabilità.

L'analisi aggregata ha incluso i risultati degli studi clinici di fase 2 e 3 ( SPARK, PCYC-1104 e RAY; n=370 ) e un ulteriore follow-up su 87 pazienti di questi studi clinici arruolati in CAN3001, uno studio clinico di estensione a lungo termine in aperto.
83 pazienti sono stati trattati con Ibrutinib per 3 o più anni, mentre 40 pazienti sono stati trattati con Ibrutinib per 4 o più anni.

Con un follow-up di 3.5 anni ( 41 mesi ), la sopravvivenza media libera da progressione ( PFS ) globale è stata di 13 mesi, e di 33.6 ( range 19.4-42.1 ) mesi nei pazienti già sottoposti a una linea terapica precedente.

La sopravvivenza media libera da progressione ei pazienti che hanno ottenuto una risposta completa ( CR ) è stata di 46.2 ( range 42.1-valore non stimabile [ NE ] ) mesi, mentre la durata della risposta in tali pazienti è stata di 55.7 ( range 55.7-NE ) mesi.

Il trattamento con Ibrutinib per oltre 3 anni è risultato maggiormente applicabile ai pazienti con caratteristiche favorevoli della malattia al basale.

A livello globale, il 53% ( intervallo di confidenza del 95%, 0.47-0.58 ), il 45% ( 0.39-0.50 ) e il 37% ( 0.25-0.49 ) dei pazienti era in vita rispettivamente a 2, 3 e 5 anni; la sopravvivenza media globale ( OS ) è stata pari a 26.7 mesi.

Gli eventi avversi legati al trattamento ( TEAE ) di grado 3 o superiore si sono verificati nel 79.7% dei pazienti, con eventi avversi di nuova insorgenza in fase di riduzione dopo il primo anno.
I TEAE di nuova insorgenza di grado 3-4 erano generalmente meno comuni nei pazienti trattati con Ibrutinib in fase precoce.

In questi studi clinici, che hanno consentito di arruolare pazienti con diversi fattori di rischio cardiaco, e tra i pazienti con fibrillazione atriale di grado 3-4, nessun paziente ha interrotto il trattamento, mentre per in meno dell'1% è stata necessaria una riduzione del dosaggio.

Ibrutinib è un inibitore della tirosin-chinasi di Bruton ( BTK ) di prima classe che agisce formando un forte legame covalente con la BTK per bloccare la trasmissione dei segnali di sopravvivenza cellulare all'interno delle cellule B maligne.
Bloccando la proteina BTK, Ibrutinib causa la morte delle cellule tumorali e ne riduce il numero, ritardando così l'aggravarsi della neoplasia.

Il linfoma mantellare, uno dei diversi sottotipi di linfomi non-Hodgkin ( NHL ) a cellule B, è considerato una patologia rara; in Europa colpisce una persona su 200.000, con un'età media di 65 anni alla diagnosi.
Il linfoma mantellare colpisce prevalentemente più uomini che donne e rappresenta il 5-10% di tutti i linfomi non-Hodgkin.
Il linfoma mantellare normalmente interessa i linfonodi, ma può diffondersi ad altri tessuti come midollo osseo, fegato, milza e tratto gastrointestinale. La sopravvivenza media globale dei pazienti MCL varia da 3 a 4 anni. ( Xagena2017 )

Fonte: Janssen, 2017

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